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ALCUNE NOTE SU SIGMOND FREUD

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Biografia, opere, curiosità.
Una “traccia” per capire Freud e l’evoluzione della Psicoanalisi.

Con tutta probabilità questo breve articolo non risulterà di alcuna utilità a chi conosce già Freud e le sue opere,  eccezion  fatta,  forse,  per alcune “curiosità”  che  io stesso ho  riscoperto durante la ricerca delle fonti.
L’ho scritto innanzitutto per me stesso.  Altre volte ho sentito la necessità di riprendere in mano la storia di Freud e dei suoi concetti per  meglio comprenderne l’origine e le successive evoluzioni.
Sono anche  stato stimolato dalla necessità di spiegare Freud e le sue opere ai miei studenti universitari.
L’ho scritto, infine, pensando ai giovani psicologi e medici che,  lasciate  alle spalle le scarne nozioni freudiane fornite dall’Università, e intendendo  avvicinarsi alla psicoterapia psicoanalitica, si trovano  sguarniti  di  punti di riferimento.
L’articolo non ha la pretesa di essere esaustivo né su Freud né tantomeno sul suo pensiero; tuttavia può costituire una sorta  schema di riferimento che guidi e  stimoli l’approfondimento dei più  importanti concetti psicoanalitici. Successivamente,   discendendo  man mano verso la loro complessità  e, ancora oltre, verso la loro evoluzione,  ne  renda possibile la rielaborazione critica.  
Dr. Carlo Anghinoni
1856 – 1884
Dalle origini alle prime esperienze come Neurologo.
Jacob Freud, ebreo, originario della Galizia, si era trasferito a Freiberg , in Moravia, dove svolgeva un commercio ambulante di lana, grasso, miele,  pelletteria, sale e altro ancora. Vedovo con due figli (Philip ed Emmanuel), aveva sposato in seconde nozze Amalie Malka  Nathanson, di 20 anni più giovane di lui,  anche lei ebrea.
Freud nacque quando il fratello Emmanuel era già sposato ed aveva un figlio di un anno di nome John, che divenne il suo preferito compagno di giochi, ma anche amico-nemico.
E’ qui a Freiberg,  allora territorio austriaco, che nacque Sigmund Freud   il 6 maggio 1856. In verità alla nascita gli fu attribuito il nome di Sigismund Schlomo (Schlomo in ebraico significa saggio) che più tardi - all’età di 22 anni - lui abbrevierà semplicemente in Sigmund.
Quattro anni dopo la nascita di Sigismund Schlomo,  Jacob Freud decise di emigrare con la famiglia a Vienna, sia per ragioni economiche, sia per il crescente antisemitismo che già cominciava a diffondersi.
Ancora giovanissimo, Freud si appassionò - stimolato sia dalla madre che dal padre - nello studio della Bibbia e dei testi ebraici: cosa che influenzerà considerevolmente i suoi successivi scritti. Non sono infrequenti, infatti le  citazioni  ed i parallelismi , nelle sue opere, fra la storia biblica e gli accadimenti del ”mondo psichico”.
Dopo gli studi superiori Freud si iscrisse alla facoltà di Scienze che abbandonò  per quella di  Medicina, laureandosi soltanto  nel 1881, data la sua indole di studente critico nei confronti dell’insegnamento del tempo  e – sulle orme  paterne - di libero pensatore.
Il suo interesse per l’esperienza e la conoscenza lo portò durante la vita ad appassionarsi  di politica, di letteratura e di  collezionismo, in particolare degli  oggetti della antichità classica. La sua passione sui “classici” trova rispondenza nei  suoi viaggi a Roma ed  Atene.
 Anche questa passione troverà dei riscontri nei suoi futuri studi sulla psicoanalisi, contribuendo ad attribuire  alla sua conoscenza e alle sue opere  un carattere di multidisciplinarietà.
Successivamente alla Laurea in Medicina, il suo desiderio di conoscenza e di ricerca lo portarono per un breve periodo in Inghilterra.
Tornato, iniziò a lavorare nel laboratorio di zoologia di  Carl Claus,  massimo esponente darwiniano in Austria.
Questa  esperienza  si concluse con profonda insoddisfazione dopo soli due anni. In questo periodo compì un ulteriore passo verso la neuro-patologia, lavorando per  un periodo di sei anni nell’Istituto di Fisiologia diretto da Ernst Wilhelm von Brücke, del quale subirà, per sua stessa ammissione, una determinante influenza scientifica.
Tuttavia,  Freud si sentiva  smanioso di raggiungere in fretta  fama e successo, mentre soffriva della lentezza insoddisfacente del lavoro presso l’Istituto di Fisiologia.
In questo periodo Freud aveva conosciuto Martha Bernays che divenne poi sua moglie.
Fra i due vi fu un lungo fidanzamento durato più di quattro anni.
L’aveva conosciuta nella casa dei propri genitori e ne fu subito colpito. Basti pensare che il periodo del fidanzamento è stato caratterizzato da un reciproco carteggio di circa novecento lettere.
Il periodo iniziale fu osteggiato dalla famiglia di Martha, benestante, sia per le precarie condizioni economiche di Sigmund, sia perché la famiglia di Martha aveva convinzioni religiose ebraiche molto più rigide ed ortodosse di quella di Freud.
Per tale ragione  Freud  bramava fortemente  l’indipendenza economica che gli permettesse di sposarla.
Fu questo che lo portò verso la pratica clinica  presso l’Ospedale Generale di Vienna, dove si occupò per tre anni  di pazienti con problemi neurologici.
Nel 1884  Freud si appassionò agli studi   circa gli  effetti della cocaina, sperimentata sia su se stesso che su altri pazienti e conoscenti, rilevandone gli effetti  stimolanti ed analgesici.
Il suo impulso di sperimentare la sostanza, lo indusse a  somministrare la cocaina per via endovenosa ad un suo caro amico che soffriva di una dolorosa infezione, nell’illusione di liberarlo dalla dipendenza della morfina. Il cattivo risultato costituì per Freud un vero e proprio  handicap nella sua carriera di ricercatore perché rese sospettosi verso di lui i colleghi medici. Inoltre, fu da questi studi che iniziò per Freud il periodo della dipendenza dalla cocaina che lo accompagnerà per tutta la vita.
La profonda stima che i colleghi avevano di lui, gli permise di continuare a svolgere il proprio lavoro clinico coi pazienti e di continuare ad occuparsi di ricerca farmacologica e di anatomia comparata  con   Meynert che lo avvicinò allo  studio della relazione fra disturbi neurologici e malattie psichiatriche.

1885 – 1886
Charcot, Breur e la cura dell’isteria mediante l’ ipnosi - Si apre la “Prima fase” detta anche del “Trauma affettivo”.
Nel 1885  questi interessi professionali gli giovarono l’assegnazione  della libera docenza in neuropatologia. Grazie a ciò,  nonché ad una borsa di studio, decise di  recarsi a  Parigi, alla Salpêtrière, dove  Charcot, fra le altre attività, curava gli isterici mediante l’ipnosi. In quella occasione  Freud iniziò ad attribuire grande importanza all’ipnosi che rappresentò  l’inizio del suo interesse  per lo studio della “mente”. Nello specifico, lo colpirono alcune deduzioni di Charcot, che avrebbero entrambe fortemente caratterizzato le sue successive impostazioni scientifiche.
La prima,  che   quasi tutti i pazienti seguiti accusassero gravi problemi legati alla sfera sessuale.
La seconda,  che  nella mente umana si potesse creare – presumibilmente per cause neurologiche, una sorta di “dissociazione” nel modo di funzionare dell’apparato psichico.
Quando tornò  a Vienna, nel 1885, Freud privilegiò la collaborazione  con  Joseph Breuer  (medico e fisiologo viennese) che pure curava gli isterici con l’ipnosi, e che aveva precedentemente conosciuto all’Istituto di Fisiologia di Vienna . La loro amicizia giovò soprattutto a Freud, sia perché Breuer lo stimolò molto nel suo lavoro clinico, sia perché lo sostenne economicamente nei periodi di grande difficoltà, sia perché gli inviava pazienti propri. Grato dell’amicizia di Breuer e consorte, Freud decise che la sua primogenita si sarebbe chiamata Mathilde come appunto la moglie di Breuer.
Fu ancora Mathilde Breuer a fare affiggere la prima targa dello studio di Freud,  su cui brillavano a lettere d’oro il nome, la professione e gli orari di ricevimento.
In questo periodo Breuer trattò il caso di “Anna O.”  Fu la paziente medesima a definire la terapia di Breuer come “la cura con il parlare”. Il metodo di cura assunse per la prima volta la definizione di “catartico”.  Mediante il lavoro clinico con l’ipnosi, Freud  abbozzò almeno due direttrici mediante le quali si sarebbe sviluppata tutta la successiva teoria psicoanalitica.
La prima riguardava proprio quella “dissociazione” che era già stata evidenziata da Charcot.
Mentre Charcot aveva ipotizzato  che tale meccanismo fosse il risultato “difettoso” dell’apparato psichico, Freud e Breur sostennero che il processo cui erano di fronte non fosse necessariamente il risultato di una patologia. Freud più di Breuer si spinse oltre, ritenendo che si trattasse di un processo di “difesa” di cui si serviva l’apparato stesso.
Doveva, quindi, trattarsi di una sorta di funzionamento normale dell’apparato, allorché doveva difendersi da spinte energetiche ritenute eccessive.
Ovvero, quando si presentavano alla coscienza delle emozioni affettive troppo grandi per essere accettate, queste venivano allontanate dalla consapevolezza e cancellate (rimosse).  Ma essendo queste emozioni  sostenute da un’energia, tale energia ora si trovava a fluttuare liberamente all’interno dell’apparato, con la necessità di trovare una qualche altra modalità indiretta di espressione, ovvero trasformandosi nel sintomo.
Perciò la cura consisteva nel permettere a questa energia fluttuante di essere ammessa alla consapevolezza insieme al ricordo traumatico che l’aveva provocata.
Consentendo alla coscienza l’accettazione di quei contenuti che prima erano stati respinti, ne conseguiva la scarica dell’energia medesima. Questo metodo era chiamato “abreazione” o “catarsi”.
La seconda considerazione, consisteva nel fatto  che tale   forma di  dissociazione non fosse peculiare dei pazienti nevrotici bensì di ogni individuo.
Intanto Freud aveva ripreso la sua attività clinica, ritenendo di potere applicare la nuova tecnica ipnotica a qualunque genere di malattia nervosa.
La diffidenza dei colleghi e l’assenza dei risultati sperati, lo esposero al dissenso dei colleghi che prima lo stimavano.
Unitamente all’ipnosi, Freud praticava l’idroterapia e l’elettroterapia , tecniche allora in  uso per la cura dei disturbi nervosi.
Le ristrettezze economiche avevano notevolmente  condizionato il giovane Freud, per cui gli accresciuti guadagni del lavoro clinico gli permisero nel 1886, di compiere  due scelte ambite e determinanti: il 25 Aprile – giorno di Pasqua – Freud apre il suo studio privato in Rathausstrasse a Vienna.
Dopo un lungo fidanzamento, Freud corona il sogno di sposare Martha Bernays. Il matrimonio avvenne in due fasi: il giorno 13 Settembre 1886 fu celebrato il rito civile  nel Municipio di Wandesbek. Pur controvoglia di Freud,  Il 14 Settembre avvenne la cerimonia religiosa con rito ebraico.

1887 – 1892
Dall’ipnosi alle “libere associazioni”.
Il distacco da Breuer e l’amicizia con Fliess.
Sul piano clinico,  Freud continuò ad utilizzare in modo sistematico l’ipnosi come metodo di cura dei disturbi nervosi,  anche se il suo convincimento circa la terapia andava sempre più affievolendosi. In particolare egli si rendeva conto che non sempre l’ipnosi funzionava e che spesso i risultati  dipendevano dal tipo di rapporto che si instaurava col paziente.
Viene da ritenere  che anche da questi dubbi si siano creati in Freud  i presupposti perché potesse prendere corpo  un ben più importante modo di curare  quel tipo di disturbi.
Nel 1887 all’orizzonte di Freud apparve un altro studioso – Wilhelm  Fliess, noto otorinolaringoiatra di Berlino, con cui Freud instaurò una decennale amicizia, caratterizzata in particolare da una  fitta corrispondenza epistolare. Fliess, al pari di Freud, era uno spirito eclettico e grande appassionato di scienza, arte, letteratura classica e ne  condivideva la formazione umanistica.
Egli, infatti, parallelamente agli studi e all’attività clinica di  otorinolaringoiatra,  si occupò  delle correlazioni fra gli apparati respiratori e   le nevrosi, arrivando a pubblicare un lavoro su una sindrome definita “Nevrosi nasale riflessa” che coinvolgeva disturbi di altri apparati.
La cura che Fliess suggeriva era l’assunzione nasale di cocaina. Inoltre,  Fliess  postulò la presenza della bisessualità in ogni essere umano.
Le considerazioni fatte da Freud in epoca molto successiva sul tipo di rapporto intercorso, vertevano sul fatto che le intime e  minuziose confidenze da lui fatte all’ amico Fliess, avevano espresso  le caratteristiche  di quello che successivamente sarebbe divenuto lo stile del  rapporto che intercorre  fra il paziente e l’analista. La frattura si consumò alla pubblicazione di un trattato di biologia di  Weininger, in cui erano contenute le idee di Fleiss  sulla bisessualità. Fleiss accusò Freud di avere più o meno volontariamente parlato ad altri delle sue  idee. Freud non negò la circostanza e se ne dispiacque, ma le ragioni che addusse in sua difesa, irrigidirono ulteriormente Fleiss che successivamente non avrebbe perso l’ occasione di attaccare Freud sulle sue teorie ed i suoi metodi di cura. Freud a sua volta si irrigidirà nei confronti di Fliess e la spaccatura non sarebbe  più  stata  ricomposta.  La rottura dell’amicizia fra i due portò Freud a distruggere tutte le lettere speditegli da Fliess, mentre quest’ultimo aveva conservato le lettere di Freud fino alla morte. Defunto Fliess, la moglie vendette le lettere ad un libraio di Berlino, sotto condizione che Freud non ne venisse mai in possesso. Durante il Nazismo, tuttavia, il libraio si rifugiò in Francia dove Marie Bonaparte, grazie a favorevoli  circostanze, le acquistò e le custodì gelosamente preservandole sia dal pericolo della loro perdita durante l’occupazione nazista, sia dallo stesso Freud che  era venuto a conoscenza dell’esistenza delle lettere e aveva pure manifestato l’intenzione di distruggerle.  Marie Bonaparte permise così   che il prezioso  carteggio (costituito da ben 284 lettere) fosse successivamente pubblicato e da qui fossero tratte  le numerose deduzioni e considerazioni.
Nel 1892 Freud operò un  cambiamento significativo nel modo di trattare i pazienti affetti da isteria.
E’ utile ricordare che ancora  nel periodo immediatamente precedente,  il metodo di cura era incentrato sull’induzione dello stato ipnotico, attraverso cui Freud si prefiggeva di recuperare il ”ricordo del trauma” dimenticato, permettendo alle emozioni ad esso correlate di scaricarsi e di allentare la presa dei sintomi isterici.
Come anticipato, tuttavia, Freud iniziò ad essere scettico sull’efficacia del metodo “catartico”, in quanto i grandi sforzi impegnati per tenere sotto controllo i sintomi, non davano i risultati sperati.
Egli sperimentò con una sua paziente, Elizabeth von R.,  una nuova tecnica, detta delle “libere associazioni”.
Inducendo la paziente ad esprimere liberamente qualunque pensiero o  emozione, intendeva tener sotto controllo i sintomi, servendosi però di un metodo che facilitasse l’emergere dei processi inconsci sottostanti.
Fu ancora in questa fase che Freud si rese conto dell’esistenza di meccanismi  psichici che avevano il compito di ostacolare questo processo di emersione dei contenuti inconsci, postulando per la prima volta l’esistenza di specifici meccanismi di difesa.
Tali meccanismi, in particolare la rimozione e la resistenza,  impedirebbero che l’angoscia collegata alle esperienze dolorose rimosse potesse invadere  la coscienza.

1892 – 1895
Un fruttuoso periodo di pubblicazioni scientifiche: “Comunicazione preliminare: Sul meccanismo psichico dei fenomeni isterici”, “Studi sull’isteria” , “Ossessioni e fobie”, “Le neuro psicosi da difesa”, e altre.
Sul piano scientifico, negli anni dal 1888 al 1892, Freud scrisse perlopiù circa la tecnica ipnotica, mentre alla fine del 1892 viene pubblicata la “Comunicazione preliminare: Sul meccanismo psichico dei fenomeni isterici” che costituirà la base portante di tutta la successiva opera: “Studi sull’isteria”, pubblicato nel 1895 insieme a Breuer.
La composizione dell’opera presentò difficoltà non solo formali, ma anche di sostanza, in quanto le posizioni di Freud e Breuer avevano cominciato a differenziarsi.
Se da un lato tale differenza di concezioni è riscontrabile nel trattato, dall’altro ne uscì un quadro d’insieme che mostrava un dinamismo scientifico,  in continua evoluzione, in attesa di ulteriori apporti.
Dopo la pubblicazione del trattato, i due colleghi ed amici si allontanarono sia per una graduale diversità di interessi ma anche di vedute, in particolare circa la eziologia sessuale delle nevrosi nonché sulla diagnosi stessa dei disturbi isterici.
Freud si rese conto, infatti, che non tutti i casi considerati come stati morbosi isterici, lo erano completamente, perchè determinati sintomi evidenziati  erano pertinenti ad altre nevrosi.  Da qui la necessità di una riconsiderazione della teoria e della tecnica,  non più esclusive dell’isteria ma di tutte le psiconevrosi.
A queste conclusioni Freud era giunto anche attraverso talune teorizzazioni sull’origine delle nevrosi, che trovano riscontro nelle numerose Minute da lui redatte in questo stesso periodo, parallelamente al lavoro su  “Studi sull’isteria”.
Fra queste assunsero particolare importanza:  “Le neuro psicosi da difesa”, “Ossessioni e fobie” e “Legittimità di separare dalla nevrastenia un preciso complesso di sintomi come Nevrosi d’angoscia”.

1896 – 1897
La “Teoria del Trauma sessuale infantile” conclude la “Prima Fase” La morte del padre e  l’inizio dell’autoanalisi.
Alla fine del 1895 Freud scrisse la Minuta K, da lui definita “Favola di Natale” e pubblicata nel 1896, dove illustrò la teoria secondo cui il trauma sessuale infantile, costituito perlopiù da esperienze di seduzione sessuale intervenute durante l’infanzia, fosse responsabile della  genesi  dell’isteria e della nevrosi ossessiva. Unitamente alle esperienze sessuali infantili, Freud ipotizzò che ulteriori cause di psicopatologia derivassero da comportamenti sessuali “anormali” intervenuti in età più adulta, quali la masturbazione, il coito interrotto, l’astinenza sessuale.
Con la pubblicazione di questo ultimo scritto catalizzò ulteriormente  intorno a sé critiche e dissensi da  parte dei suoi colleghi.
Se il rapporto di Freud con la madre fu intenso, la morte del padre, avvenuta il 26 Ottobre 1896, gli causò un profondo malessere e senso di prostrazione, al punto da evidenziare una condizione verosimilmente nevrotica.
Come per reazione a tale  perdita,  Freud iniziò a scavare dentro di sé, nel suo passato, nell’infanzia, alla ricerca di ogni frammento di memoria, di ogni elemento utile a riportare alla luce ciò che era sepolto, avvalendosi di imposizioni a ricordare e dei suoi stessi sogni.
Freud Iniziò, in sostanza, la sua autoanalisi che si concluderà circa quattro anni più tardi.
Ma ancora di più, si fece strada dentro di lui la convinzione che soltanto attraverso un lungo e meticoloso lavoro di ricerca all’interno dell’individuo, fosse  possibile accedere ai meandri più intimi della mente, liberando le “energie” che tenevano in scacco il benessere.
La cosiddetta “Prima Fase” che andava concludendosi, aveva risentito profondamente delle teorie dell’epoca, che trovavano giustificazioni nei modelli meccanicistici e fisico-chimici caratteristici del periodo.
Qui venivano privilegiati i concetti di causalità naturale e determinismo, tipici della fisiologia che aveva inizialmente appassionato lo stesso Freud.  Pertanto, era  abbastanza naturale che Freud pensasse al funzionamento dell’apparato psichico come l’interagire di forze, energie e spinte, termini appartenenti  più ad un sistema fisico-idraulico, piuttosto che ad  altro. Basti pensare allo stesso “Principio di costanza” sostenuto da Freud, secondo cui l’apparato psichico avrebbe avuto  il compito di mantenere l’organismo in una condizione di equilibrio facendo sì che l’energia permanesse ad un livello il più basso possibile. Quindi, ogni volta che situazioni particolarmente emotive ed eccitanti  avessero fatto salire tale livello di energia, diveniva necessario che questa avesse trovato una qualche via di scarica.
Da un altro punto di vista, si potrebbe concludere che questa “Prima Fase” sia stata caratterizzata da meccanismi che dovevano garantire un adattamento nei confronti di elementi “esterni” all’individuo, mentre la fase che si aprirà successivamente può essere definita di adattamento alle forze “interne”.

1897 – 1899
Le teorie sul Sogno, il ruolo delle Pulsioni ed il “Modello Topografico”  aprono la  “Seconda Fase”
E’ necessario tornare indietro di qualche anno per trovare le fondamenta di questa nuova “fase”, tracciate su punti di riferimento determinanti per la nascita della Psicoanalisi ad ogni effetto.
Il più significativo  fu rappresentato da un sogno che Freud fece nella notte fra il 23 e il 24 Luglio 1895.  Si tratta del sogno della “iniezione di Irma” che Freud riporterà successivamente ne “L’interpretazione dei sogni” (Pubblicato nel 1899) e di cui fece l’ interpretazione.
Con  questi articoli Freud pose le basi di quello che sarebbe stata la sua successiva produzione teorica e clinica.
All’utilizzo dei sogni durante la terapia, Freud era giunto anche attraverso il lavoro clinico, allorché , sollecitando i pazienti alle libere associazioni, questi frequentemente raccontavano i sogni ed i “sogni ad occhi aperti”.
Se da un lato  egli dedusse che il sogno esprimeva in modo mascherato la realizzazione di un desiderio, dall’altro comprese che questa era una strada privilegiata per indagare  i processi che avvengono nella mente e per rendere consapevole ciò che prima non lo era.
Tuttavia, ciò che rappresentò la vera  differenza fra la prima e la seconda “Fase”, fu  l’avere compreso un aspetto fondamentale del funzionamento psichico; ovvero che il sintomo, come il sogno, il lapsus oppure una produzione creativa, potevano essere il risultato della trasformazione intervenuta all’interno dell’apparato stesso, di quello che un tempo deve essere stato un appagamento di desiderio rimosso.
In conseguenza di questa comprensione, raggiunta anche attraverso la propria autoanalisi,  Freud si rese conto che l’origine delle nevrosi non doveva necessariamente dipendere da un trauma realmente avvenuto.  In realtà doveva trattarsi di fantasie che si erano create in epoche molto remote, come desideri in forma di  sogni ad occhi aperti, che erano stati rimossi perché insopportabili alla coscienza.
Perciò la differenza fondamentale che andava mostrandosi agli occhi di Freud fu che, mentre nel passato l’apparato psichico sembrava deputato a ricercare un qualche adattamento nei confronti di elementi esterni al paziente, ora questo adattamento riguardava essenzialmente gli accadimenti interni del paziente stesso.
Fu con grande senso di auto rimprovero ma anche di rinata dignità che Freud confessava all’amico Fliess di essersi  sbagliato sull’origine delle nevrosi, e di essere pronto a dar spazio alle nuove conclusioni cui era giunto.
Questo  passaggio cruciale  avrebbe aperto la strada ad una ben più importante evoluzione di tutta la teoria psicoanalitica. Intanto, mediante il lavoro sottostante all’interpretazione dei sogni e dei lapsus, perfezionò ancora una volta  la sua teoria del funzionamento dei processi inconsci e quindi dell’intero apparato psichico.
Freud si dedicò sempre di più al lavoro di interpretazione dei sogni, predisponendosi a realizzare quella che sarebbe divenuta la sua opera più particolareggiata e completa: “L’interpretazione dei sogni”, la cui pubblicazione avvenne nel 1899.
Tuttavia, questa opera non rimane basilare soltanto in quanto modello di lavoro clinico sul sogno:  attraverso di essa Freud delineò quello che divenne il “Modello topografico” di funzionamento dell’apparato psichico.
Se durante la “Prima Fase” Freud aveva già distinto un funzionamento conscio da uno inconscio dell’apparato stesso, in questa nuova fase egli disegna la presenza di tre distinte strutture: Conscio, Preconscio, Inconscio.
L’Inconscio era il contenitore delle pulsioni e dei desideri istintuali che non potevano accedere direttamente alle altre due strutture in quanto avrebbero provocato sentimenti molto spiacevoli e intollerabili all’individuo; perciò il sistema Inconscio doveva essere separato dagli altri due da una barriera difensiva che impedisse il passaggio di quei contenuti.
In un primo tempo Freud sostenne che non vi fosse, invece, una specifica barriera fra il Preconscio ed il Conscio, mentre in un secondo momento si rese conto che anche fra questi due sistemi dovesse  funzionare una ulteriore barriera  o “censura”.
Pur con le deducibili contraddizioni e imperfezioni, si venne a creare un modello di funzionamento dell’apparato psichico che ancora oggi ha una sua valenza come schema di riferimento.

1900 – 1902
“Psicopatologia della vita quotidiana” - L’ambita nomina a  Professore straordinario dell’Università di Vienna.
Agli anni della propria autoanalisi, Freud fece coincidere e seguire una  grande produzione scientifica che darà luogo ad altre  importanti e basilari opere.
Non a caso, nei frangenti della morte del padre Freud elaborò il concetto di “complesso di Edipo”, subito seguito da quello di  “transfert”.
L’autoanalisi servì a Freud anche per mettere a fuoco un altro importante aspetto di cui si era reso conto, sia su se stesso che nel lavoro clinico coi pazienti: cioè il fatto che spesso succede di non ricordare nomi o altri particolari, pur nella consapevolezza che fanno parte delle cose conosciute.
Freud suppose che si trattasse di un difetto nel funzionamento della memoria e che sarebbe dovuto essere affrontato all’interno del lavoro psicoanalitico.
Questa scoperta rappresentò per Freud l’opportunità di scrivere un’opera che sarebbe stata pubblicata nel 1901, ovvero “Psicopatologia della vita quotidiana”.
Questo scritto e l’ “Interpretazione dei sogni” già pubblicato nel 1899, costituirono  un punto importante nella successiva concettualizzazione della dottrina psicoanalitica, non fosse altro perché  egli dedusse che ogni azione dell’individuo era  soggetta agli stessi  processi inconsci che riguardavano le condizioni nevrotiche ed i relativi sintomi.
Mentre nel 1885 aveva ottenuto la  libera docenza in Neuropatologia presso L’Università di Vienna, nel 1902  gli venne conferita la carica di professore straordinario della medesima Università.
A tal proposito, vi è da rilevare che mentre all’inizio della carriera medica e universitaria  Freud godeva della stima dei propri colleghi, in parte le sue teorie, in parte la sua personalità, divenne piuttosto inviso e contrastato. Il conferimento del predetto riconoscimento fu un ulteriore motivo di avversità da parte dei colleghi, in quanto si ritenne che detto conferimento non fosse dovuto al carattere scientifico delle sue opere, bensì a quelle che oggi potremmo definire “raccomandazioni”.
Ciò merita, tuttavia, alcune premesse. Innanzitutto l’ambulatorio di Freud continuava a “languire” e molto già è stato detto a proposito del desiderio di Freud di vivere in condizioni economiche più agiate.
In secondo luogo,  in quel periodo i pazienti più facoltosi ambivano farsi curare dagli specialisti che vantassero titoli accademici di prestigio. Freud aveva già più volte tentato di accedere “per via ordinaria” al superiore riconoscimento accademico, ma era sempre stato escluso perché l’allora ministro competente non era dalla sua parte. Stanco di questa situazione, si decise a contattare la sua ex paziente    Elisa Gomez affinché esercitasse la propria influenza sull’allora ministro, ma il tentativo non approdò a nulla. In un secondo tempo Freud si rivolse ad un’altra sua paziente – Marisa Ferstel , moglie di un diplomatico, il quale riuscì a fargli ottenere l’ambito riconoscimento.
Freud stesso in una lettera all’amico Fliess,  non fece mistero di come avesse  ottenuto quanto desiderato. A tutt’oggi non appare affatto singolare un passaggio della lettera di Freud in cui affermava: “… sono diventato di nuovo una persona perbene, che per strada gli ammiratori, divenuti timidi, salutano da lontano. Quanto a me, scambierei ancor più volentieri cinque congratulazioni per un caso ragionevole per cui  occorra un trattamento prolungato”.
Il nuovo riconoscimento andò a vantaggio della professione di Freud, esattamente come non mutò l’acredine dei colleghi nei suoi confronti.
Nondimeno  in quegli anni la psicoanalisi era ancora fraintesa e oggetto di severi attacchi, in particolare dopo la pubblicazione di “Tre saggi sulla teoria della sessualità” che sarebbe avvenuta nel 1905.
Tuttavia la psicoanalisi compiva lentamente i suoi passi verso una graduale diffusione ed accreditamento come metodo terapeutico.

1902 – 1905
La nascita della “Società Psicologica del Mercoledì” – “Tre saggi sulla teoria della sessualità”.
Nel 1902, infatti, Freud scrisse una lettera a quattro colleghi che in diversa maniera si erano interessati alle sue teorie, chi  anche attraverso le sue lezioni all’Università: si trattò di Adler, Kahane, Reitler e Stekel. Li invitò a casa sua per presentare loro e discutere le sue teorie. E’ da questi incontri, divenuti poi periodici ogni mercoledì sera,  che venne fondata la “Società Psicologica del mercoledì” che solo il 15 Aprile 1908 diventerà la “Società Psicoanalitica di Vienna”.
Come precedentemente anticipato, agli inizi del 1905 Freud pubblicò la più importante opera  di questo periodo, ovvero “Tre saggi sulla teoria sessuale”.  Con questa nuova opera Freud ipotizzava l’esistenza di fasi molto precoci, durante le quali si pongono le premesse per tutto lo sviluppo sessuale e psichico dell’individuo.  In sostanza, dopo le  alterne vicende che Freud aveva dovuto affrontare  a proposito del trauma sessuale infantile, con questa opera mise a punto una teoria esaustiva e completa sulle vicissitudini della sessualità.
Questa opera ebbe il pregio di mettere in evidenza alcuni aspetti fondamentali.
Il primo,  che essa costituì la base portante di quella che venne definita la “Teoria Pulsionale”, in virtù della quale opererebbero pulsioni istintuali dalle quali hanno origine tutti i desideri sessuali sia dell’infanzia che delle epoche successive.
Il secondo - poiché Freud giunse a tali conclusioni studiando le varie espressioni della sessualità tanto  quelle cosiddette “normali” quanto quelle “perverse”, che aspetti di perversione sarebbero presenti in ogni individuo, anche se non accettati e riconosciuti. Al proposito, senza lasciare nulla di intentato, Freud affrontò lo spinoso  concetto che anche gli interessi più nobili della vita dell’individuo potessero discendere dai medesimi impulsi libidici infantili (in epoca successiva avrebbe aggiunto anche quelli aggressivi). Poiché tali impulsi  sarebbero relegati nell’ Inconscio in quanto potenzialmente pericolosi, essi non potrebbero  essere espressi se non in modalità mascherate e più accettabili, definendo così il meccanismo della “sublimazione”.
Il terzo, che la sessualità infantile avrebbe costituito la base fondamentale della teoria Psicoanalitica.
Tuttavia,  l’opera  metteva in luce una serie di problemi concettuali circa la sessualità infantile che sarebbero stati affrontati da Freud in tempi successivi.
Sulla scorta della suddetta “Teoria pulsionale”, Freud sostenne, infine, che l’apparato psichico funzionasse in base a due ben precisi principi da lui rispettivamente definiti.
Il “Principio di Piacere” per quel che riguardava l’Inconscio. Intendendo con ciò  che l’Inconscio avrebbe come unico obiettivo il raggiungimento della scarica della tensione accumulata, attraverso una qualunque forma di gratificazione. Poiché questo funzionamento avrebbe caratteristiche molto arcaiche e primordiali, Freud lo definì “Processo Primario”.
Al contrario,  i sistemi Preconscio e Conscio sarebbero caratterizzati dal “Principio di Realtà”, dovendo essi utilizzare  la logica,   la ragione ed il raffronto con la realtà esterna onde evitare i conseguenti sentimenti spiacevoli. Parimenti Freud definì tale funzionamento come “Processo Secondario”.



1908 – 1910
Definizioni concettuali circa la sessualità - La nascita della Società Psicoanalitica di Vienna”  - La scissione di Adler.
Resosi conto che “Tre saggi sulla Teoria sessuale” metteva in luce una serie di problemi concettuali, nel 1908, dopo circa due anni di inattività scientifica, Freud scrisse e pubblicò diversi lavori allo scopo di chiarirne alcuni aspetti.
Fra questi, i più  importanti furono:   “Analisi della fobia di un bambino di 5 anni” (ovvero il “Piccolo Hans”); “Azioni ossessive e pratiche religiose”;  “Carattere ed erotismo anale”; “La morale sessuale “civile”  e il nervosismo moderno”.  Parimenti, con la pubblicazione di “Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio” che esplicita ancor meglio la dinamica del funzionamento inconscio,  la psicoanalisi assume i caratteri di una scienza ben definita.
Nel frattempo  l’ Associazione Psicoanalitica aveva ingrossato le proprie file annettendo nomi quali Heller, Federn, Otto Rank, Sadger, Brecher, Steiner, Wittes, Ferenczi, Ernst Jones, Karl Abraham  e molti altri, tanto che nel 1910   assunse una dimensione internazionale, prendendo il nome di Associazione psicoanalitica internazionale. Nel contempo, tuttavia, Freud dovette affrontare le prime dolorose lacerazioni, a partire da Adler che fondò una nuova Scuole di pensiero, contestando a Freud l’origine sessuale delle nevrosi.

1911 -1913
Louise Andreas-Salomè – La scissione di Jung.
Nel periodo dal  1911 al 1913, fece la sua comparsa nella vita di Freud una donna  bella, anticonformista e spregiudicata: Louise  Andreas-Salomè.Lou Salomè nacque a San Pietroburgo il 12 Febbraio 1861 da famiglia aristocratica ed altolocata, dimostrando ben presto notevole intelligenza,  doti introspettive e predisposizione agli studi, caratteristiche che l’avrebbero inevitabilmente condotta ad incrociare la strada della Psicoanalisi.
Prima che ciò accadesse, la vita di Louise Salomè era stata costellata di esperienze letterarie, intellettuali e  amorose.
Circa le esperienze a cavallo fra l’amicizia e la passione,  va ricordato che trovandosi in Italia, a Roma esattamente, per ragioni di salute, ebbe modo di trovarsi in grande amicizia ed affinità tanto con Nietzsche quanto con Paul Rée, pure filosofo e grande amico di Nietzsche.
Successivamente Louise Salomè sposò Friedrich Carl Andreas, ma ciò non portò maggior pacatezza nella sua vita sentimentale.
La vera svolta nella sua vita avvenne  nel 1911, quando cinquantenne  incontrò  Freud  a Vienna.
Affascinata dalle sue teorie, ne divenne ben presto allieva, confidente e collaboratrice. Parimenti divenne grande amica di Anna Freud.
Durante la  frequentazione di Freud, in particolare fino a tutto il 1913, Lou Salomè scrisse diversi saggi ed articoli sulla psicoanalisi, in particolare sulla sessualità. Freud, dal canto suo, era parimenti affascinato da Lou e compiaciuto delle sue attenzioni, così come era sempre stato sensibile all’interesse che sapeva suscitare da parte di chicchessia. Al riguardo, sembra che Lou Salomè abbia confessato a Jung di avere avuto una relazione segreta con Freud. Tuttavia, né la posizione di Lou Salomè né quella di Jung, sembrano sufficientemente disinteressate da potere attribuire veridicità a questo racconto. Di certo rimane che Lou Salomè deve avere molto positivamente impressionato Freud se questi, nelle sue opere,  arrivò a citarla ben sette volte.
I rapporti tra Freud e Jung erano stati buoni fino all’estate del 1911, quando essi trascorsero alcuni giorni insieme.
Tuttavia, Freud aveva da tempo la percezione che Jung prendesse sempre più le distanze dalle teorie freudiane circa l’origine sessuale delle nevrosi. Tale percezione divenne per Freud un convincimento, allorché nel 1912  pubblicò il primo saggio di “Totem e tabù”.  Nel frattempo Jung, che era presidente dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale,  si era recato in America per esporre ai colleghi d’oltreoceano i principi della Psicoanalisi.
Tuttavia, in quella occasione  aveva inserito diversi punti di vista a titolo personale.  Nel Novembre dello stesso anno,  Jung scrisse a Freud per metterlo al corrente di ciò e questi gli rispose piccato,  ritenendo che le idee freudiane sulla psicoanalisi ne fossero uscite snaturate e adulterate. Vi fu un ulteriore incontro avvenuto a Monaco il 24 Novembre, nel quale il clima fra i due parve più tranquillo; tuttavia, un successivo  scambio epistolare  decretò la rottura definitiva. Anche Jung,  come Adler, non aveva mai accettato l’origine sessuale delle nevrosi.

1914 – 1915
Avvisaglie  della Guerra - “Introduzione al Narcisismo”
La grande fucina di intuizioni e produzioni scientifiche sulla psicoanalisi che ha caratterizzato il periodo sopra descritto, solo apparentemente subì  una battuta d’arresto allo scoppio del primo conflitto mondiale, da cui Freud ed i  colleghi vennero colti impreparati perché scettici sull’eventualità di un conflitto bellico fra due grandi potenze.
Oltretutto, in quel periodo essi stavano preparando un Congresso internazionale di Psicoanalisi, allo scopo di affrontare taluni problemi con i colleghi svizzeri.
Fra questi, Bleuler e Jung.  Congresso che non fu possibile organizzare, date le notevoli difficoltà che si erano venute a creare, compresi gli spostamenti degli psicoanalisti come Ferenczi, Jones, Abraham. In realtà Freud permase quasi “ossessionato” dal dovere produrre  ulteriori articoli e saggi.
Il primo di questi fu “Introduzione al narcisismo”, col quale Freud rielaborò ulteriormente la sua teoria della “libido”.
Il narcisismo (il cui termine venne tratto dalla leggenda di Narciso)  veniva considerato da Freud come una fase evolutiva della libido sessuale e collocata fra la fase “sadico-anale” e quella “oggettuale”.
Essa si svilupperebbe in due tempi: all’inizio il bambino piccolo rivolgerebbe tali impulsi libidici unicamente verso se stesso. Solo in un secondo momento la libido verrebbe investita verso gli oggetti esterni.
La sua ragion d’essere risiede, come spiega Freud, nel “completamento libidico dell’egoismo della pulsione di autoconservazione dell’uomo”. In quanto tale, questa non va intesa come una perversione, e quindi pertinente alla patologica,  bensì come una caratteristica comune a tutti gli individui.
Freud osserva che  nella condizione psicotica l’individuo non ha contatti col mondo esterno e si chiude nel proprio mondo, ovvero si concentra su se stesso, dimostrando di ritirare ogni investimento libidico dai suoi oggetti e rivolgendo tale investimento unicamente su di sé.
Nella condizione nevrotica, invece, l’investimento libidico oggettuale è confermato dalla presenza delle numerose  fantasie rivolte verso l’esterno.
Infine, Freud asserì che nell’età adulta una parte di tale libido narcisistica andasse a rinforzare non tanto l’Io, quanto il suo ideale, definendolo Ideale dell’Io. Questo Ideale rappresenterebbe una Istanza a sé nell’apparato psichico con compiti  di coscienza morale e di censura delle pulsioni e dei pensieri inaccettabili alla coscienza.
Come è noto, in seguito, elaborando quella che sarebbe stata definita la “Teoria Strutturale” del funzionamento psichico,  Freud avrebbe definito questa istanza come “Super-Io”.
Come detto in precedenza, la frattura con Jung si era già consumata al momento della pubblicazione dell’opera. E’ opinione diffusa che uno degli intenti di Freud nella stesura dell’opera, sia stato anche quello di polemizzare ulteriormente con Jung, rimarcando l’importanza della sessualità nell’eziologia delle nevrosi.

1915 – 1918
Una notevole produzione scientifica – “Introduzione alla Psicoanalisi” – Il congresso Ungherese.
“Introduzione al Narcisismo” non fu l’unica opera del periodo bellico. Infatti, nel 1915 videro la luce “Gli istinti e la loro evoluzione”, “La rimozione”, “L’inconscio”, “Supplemento meta psicologico alla teoria dei sogni” e “Lutto e melanconia”. Altri articoli che Freud si affrettò a terminare, invece, non furono mai pubblicati.  Fra il 1915 e il 1917 Freud posò  un’altra pietra miliare del suo enorme lavoro: “Introduzione alla psicoanalisi”.
L’opera corrisponde fedelmente alle 28 Lezioni tenute da Freud nell’Università di Vienna dal 1915 al 1917 ed in cui espose tutte le principali scoperte cui era addivenuto.
Come più volte asserito, molta parte del mondo accademico e scientifico rimaneva avverso alla Psicoanalisi e alle teorie di Freud, per cui egli dedicò tutta la parte introduttiva a rimarcare due aspetti fondamentali della ormai definita  struttura psicoanalitica e a cui corrispondevano le più acerrime critiche.
Il primo aspetto riguardava il fatto che i processi psichici sono in gran parte inconsci e solo una parte di essi possono essere consapevoli. Di questi processi inconsci fanno parte pensieri, sentimenti e desideri.
Il secondo aspetto riguardava il fatto che molte spinte  pulsionali perlopiù a carattere sessuale, hanno un grande ruolo nella determinazione delle malattie nervose e mentali.
Riguardo all’opera in sé, nella prima parte riprende la teoria degli “atti mancati”  di cui aveva già trattato in “Psicopatologia della vita quotidiana”.
Nella seconda parte riprende le concettualizzazioni sul sogno.
Nella terza riorganizza tutto ciò che aveva già elaborato sulla teoria delle nevrosi, a partire dagli “Studi sull’isteria”.
Riguardo alle vicissitudini della famiglia Freud, in quel periodo tutti e tre i figli di Freud, Martin, Oliver ed Ernest si arruolarono  e parteciparono al conflitto bellico, fortunatamente senza riportarne gravi conseguenze. L’unica perdita della famiglia Freud fu subita da Rosa,  sorella prediletta  di Sigmund, che nel conflitto perse l’unico figlio ventenne.
In questo periodo, tuttavia, Freud e la sua famiglia dovettero di nuovo fare i conti con le difficoltà economiche, la fame e la paura del domani. Situazione che perdurerà anche ben dopo la fine della guerra, tanto da farlo meditare di accogliere il suggerimento di colleghi come Jones di trasferirsi in Inghilterra.
Il 1918, anno della conclusione del conflitto mondiale, finalmente si poté tenere a Budapest  il quinto  Congresso Internazionale di Psicoanalisi.
Fu Freud a scegliere Budapest, in quanto la riteneva un centro  particolarmente accogliente ed aperto nei confronti della psicoanalisi.
Probabilmente Freud aveva rinforzato in sé questa   convinzione per un avvenimento ben preciso.
Nel 1918 si era rivolto a lui un facoltoso ungherese, Anton von Freund per essere curato da una nevrosi conseguente alle forti preoccupazioni per un  sarcoma ai testicoli. Poiché la terapia di Freud ebbe successo, Anton von Freund decise di devolvere una fortuna in favore dello sviluppo della Psicoanalisi.
Al Congresso ungherese parteciparono 42 persone e alla sua conclusione, Ferenczi fu nominato Presidente della Società Psicoanalitica Internazionale.
La produzione scientifica di Freud non si arrestò e nello stesso anno pubblicò “Storia di una nevrosi infantile” e “Il tabù della verginità” quale prosecuzione del precedente “Totem e tabù”.
Nel frattempo altri psicoanalisti svizzeri fra cui Stekel, optarono per la scissione da Freud.
Come precedentemente asserito, Freud aveva affrontato lo scoppio della guerra con due sentimenti paralleli fra loro: da una parte era stato colto impreparato perché molto attento a sdoganare la psicoanalisi sul piano internazionale.
Dall’altro, invero, si era scoperto entusiasta della guerra, non facendo mistero e del suo patriottismo e dell’ottimistica convinzione che il conflitto appena iniziato,  sarebbe stato subito concluso e vinto con grandi benefici per tutti.
Poiché  così non fu e, anzi, più il conflitto perdurava più si ingigantivano problemi e difficoltà che lui poteva toccare con mano, non ultimo il dovere fare i conti con le numerose vittime della guerra e quindi con la morte, Freud attraversò un periodo di autocritica interna e di conseguente depressione.
D’altra parte, in quel medesimo periodo, i vincoli imposti dal conflitto, tennero  Freud in una condizione di isolamento rispetto ai colleghi  nonché amici più fidati.
Alla fine del conflitto bellico, Freud si ritrovò ancora una volta  alle prese con l’ antico problema della penuria di lavoro clinico, dal momento che le intervenute difficoltà  economiche che erano cadute addosso a tutti su scala  internazionale, avevano scoraggiato molti potenziali pazienti ad intraprendere la costosa terapia  psicoanalitica.

1919 – 1920
Freud diviene Professore Ordinario dell’Università di Vienna – “Al di là del principio di piacere”.
Freud dovette attendere il 1919 per vedersi conferito  il titolo tanto atteso di Professore ordinario dell’Università di Vienna, ma ciò non risollevò le sue finanze.
Tuttavia, ripresosi dal breve periodo di  depressione e di cui aveva messo al corrente  Ferenczi in una lettera,  Freud  sembrò “fare di necessità virtù”, impiegando il maggior tempo libero per concludere l’opera che costituirà un’altra  svolta importante nel suo pensiero: “Al di là del principio di piacere”.
Infatti, con questa opera Freud revisionò in modo determinante la precedente teoria delle pulsioni che era incentrata esclusivamente sulla libido sessuale.
Non va dimenticato che proprio questa parte della sua precedente teorizzazione pulsionale gli aveva procurato le opposizioni più radicali. Qui Freud teorizzò che,  a fianco della pulsione sessuale come pulsione di vita,  agisse un  altro tipo di pulsione che in qualche modo vi si contrapporrebbe,  cioè una pulsione di morte.
In questo caso  l’origine dei conflitti psichici non sarebbe più dovuta alla tensione non scaricata e pertinente alla sola  pulsione libidica, bensì alla tensione esistente fra le due forze. Freud era giunto a questa profonda innovazione della precedente teoria, attraverso l’osservazione  clinica  dei comportamenti dei pazienti,  tendenti a ricercare e ripetere involontariamente situazioni dolorose e di disagio.
Tali comportamenti, che dovevano essere la risultante di conflitti originati nel passato e mai risolti, vennero da lui definiti “coazione a ripetere”.
Questo fu sufficiente a Freud per ritenere che  a fronte di una istanza interna quale il “Principio di piacere”, tendente di per sé a proiettare l’individuo esclusivamente verso situazioni di piacere e di gratificazione, ne esistesse un’altra di tenore opposto: ovvero una istanza che portasse inconsapevolmente l’individuo alla sua autodistruzione, ritornando così alla condizione originaria di immaterialità. Tuttavia, a fianco di questa  pulsione autodistruttiva, Freud ipotizzò che altrettanta energia, in condizioni differenti,  potesse essere diretta verso l’esterno, sotto forma di  una pulsione aggressiva e distruttiva. Le conclusioni tratte da Freud in “Al di là del principio di piacere”, rappresentarono lo spunto per le successive pubblicazioni che determinarono ancora una volta  un ulteriore rilevante cambiamento nella dottrina psicoanalitica.


1920 – 1922
Una stagione di lutti ed una pausa  nella produzione scientifica.
Se sul piano scientifico le nuove prolusioni teoriche risvegliarono in Freud l’entusiasmo, sul piano personale sopraggiunsero nei primi mesi del 1920 due lutti, uno più grande dell’altro. Il 25 Gennaio 1920, ad Amburgo,  a causa di una polmonite, morì la secondogenita  Sophie a soli  26 anni. Lasciava due bambini piccoli, Ernst che pure divenne psicoanalista, e Heinz Rudolf che morirà all’età di quattro anni per una forma di tubercolosi. Freud era particolarmente affezionato a Sophie, al punto da desiderare per lei un matrimonio con   Ferenczi; ma Sophie compì una scelta diversa, oltretutto  fidanzandosi all’insaputa del padre. In quella occasione Freud scrisse all’ “energico giovane la cui risolutezza ha sopraffatto la nostra bambina …”  una lettera affettuosa e nel contempo severa, invitandolo a presentarsi. A Ferenczi che si era preoccupato delle ripercussioni del lutto su Freud, questi gli rispose: “… essendo profondamente irreligioso, non posso accusare nessuno e so che non c’è   luogo dove indirizzare un lamento …”.  Il secondo lutto, avvenuto cronologicamente cinque giorni prima di quello della figlia Sophie,  riguardò l’amico e mecenate  ungherese Anton von Freund, che appunto morì il 20 Gennaio 1920, in un sanatorio di Vienna, all’età di soli 40 anni. Scosso e commosso, Freud scrisse per lui un necrologio. Gli anni 1920 e 1921 non videro particolari prolusioni teoriche di Freud, mentre, con ogni probabilità,  maturava gradualmente  la stesura de “L’Io e l’Es”, la cui pubblicazione, come precedentemente anticipato, avvenne nel 1923.

1923
Con “L’io e l’Es” si apre la “Terza Fase” – Freud si ammala di cancro.
Se da una parte le pubblicazioni scientifiche fino al 1922, avevano creato la struttura su cui si ergeva solida tutta la dottrina Psicoanalitica, dall’altra erano divenute evidenti talune lacune e incongruenze  che riguardavano la teoria medesima, in particolare circa i ruoli vicendevoli dei sistemi Conscio, Preconscio, Inconscio.
Dal punto di vista descrittivo, “inconscio” era riferito sia a tutti i contenuti psichici non immediatamente presenti alla coscienza, sia  a quei contenuti che Freud aveva definito latenti o preconsci. Tutti questi contenuti potevano essere riportati alla coscienza mediante  quelle rappresentazioni verbali che la psicoanalisi aveva fino ad allora individuato. Inoltre, egli riteneva che i contenuti del Preconscio avessero un pressoché libero accesso alla coscienza. Soltanto successivamente si rese conto dell’incongruenza e introdusse  una barriera fra queste due istanze. In virtù di questa teorizzazione, l’Inconscio corrispondeva al luogo destinato agli impulsi rimossi che ricercavano costantemente una qualche scarica, lottando con un Io che a sua volta doveva mantenerli rimossi. In questa ottica, era opinione comune che l’ Io, nel compiere questo lavoro di censura e rimozione, si servisse di meccanismi coscienti. Invero,   Freud , attraverso il lavoro clinico, si rese conto di due aspetti che divennero fondamentali ai fini della revisione del precedente modello “topografico: in primo luogo  che i pazienti sviluppavano  delle resistenze inconsce nei confronti del lavoro analitico; in secondo luogo che i sentimenti di colpa provati erano perlopiù inconsci. Da qui il passo fu breve per una duplice deduzione: la prima, che  l’Inconscio non è l’unico luogo in cui albergano i contenuti rimossi; la seconda, che  l’Io  stesso è in parte inconscio. Di conseguenza Freud postulò la presenza di una terza istanza, il Super-Io che – usando le parole di Freud –   “si configura” “come una differenziazione dell’Io prodottasi nell’epoca di latenza, in seguito al crollo del complesso edipico; il Super-Io deriva dalla sostituzione dei primi investimenti oggettuali dell‘ Es rivolti ai genitori.
Tale sostituzione avviene mediante identificazione e successiva introiezione dell’istanza critica parentale e dei suoi succedanei. Latore della coscienza morale e degli ideali etici ai quali l’Io cerca di conformarsi,  questo essere superiore attinge filo geneticamente alle esperienze che gli uomini del passato hanno depositato nell’Es di ciascuno di noi. Erede del complesso edipico e portatore di inconsci bisogni di punizione, il Super-Io è comunque più vicino all’ Es di quanto lo sia l’ Io”.
Dunque fra l’ Io e l’ Es esiste una continuità ed un diretto rapporto, dove l’Io quale intermediario fra le pretese dell’ Es e le esigenze obiettive della realtà, nonché vessato dai rimproveri del Super-Io, svela tutta la sua natura nevrotizzata. Ancora con le parole di Freud, questo tipo di Io “deve servire tre padroni”.
Dunque le tre istanze -  Io, Es, Super-Io -  interagirebbero  fra loro  in modo dinamico e svincolate da una area “topografica” di appartenenza e la cui reciproca relazione avrebbe in seguito consentito di definire una “teoria strutturale dell’apparato psichico”.
Il 1923, parallelamente al sentimento di orgoglio e soddisfazione per le recenti intuizioni,  recherà, tuttavia,  a Freud l’offesa più grande e dalla quale non potrà più separarsi: dal Febbraio Freud si rese conto di qualcosa che non andava nella sua bocca e lui medesimo si diagnosticò una leucoplachia da fumo per la  quale venne  operato chirurgicamente il 20 Aprile, da un amico e noto rinologo, Markus Hajek.
Nel corso della restante vita, Freud venne operato ancora trentadue volte. Purtroppo l’esame istologico successivamente effettuato, rivelò la natura cancerosa dei tessuti, del cui risultato Freud non venne reso parte. Tutto ciò non gli impedì, nel successivo settembre 1923, di effettuare un viaggio a Roma, da tempo promesso alla figlia Anna. Fu una esperienza piacevole per entrambi e che  saldò ancora di più il loro legame, ma poiché Freud aveva ripreso a soffrire e la figlia  Anna, poco tempo prima che partissero era stata messa al corrente del male del padre, ciascuno, con tutta probabilità,  recava dentro una grande preoccupazione. Rientrato a Vienna dal viaggio, si sottopose ad un altro intervento che lo segnò ancora più profondamente, perché da allora non fu quasi più in grado di parlare in pubblico. Ancora una volta, tuttavia, il male non ebbe ragione della sua determinazione a proseguire nella produzione scientifica

1924 – 1927
“Tramonto del complesso di Edipo” – “Il problema economico del masochismo” – “Inibizione, sintomo e angoscia” – “Il problema dell’analisi condotta dai non-medici”.
Nel 1924 Freud portò a compimento altre importanti  opere. A tal proposito, non va dimenticato che l’introduzione della pulsione di morte, accanto a quelle libidiche, aveva ribaltato le precedenti formulazioni circa le energie presenti nell’apparato psichico nonché  il loro ruolo. Per questa ragione le opere successive , anche se in parte inedite, rappresentarono lo sforzo di una  graduale revisione delle precedenti concezioni.
Tuttavia, come era solito fare, Freud non sconfessava ciò che aveva  affermato in precedenza, bensì effettuava prefazioni ed integrazioni, anche attraverso la stesura delle opere seguenti. Così fu per i saggi che ultimò nel 1924, a partire da “La perdita della realtà nelle nevrosi e psicosi”, in cui riprende e rielabora le nuove concezioni già anticipate nel precedente “Nevrosi e Psicosi” del 1923 , quale ulteriore specificazione de  “L’Io e l’Es”. Quindi in Aprile, portò a compimento “Il problema economico del masochismo” e in Luglio il “Tramonto del complesso di Edipo”. Il saggio sul masochismo fu necessario a Freud per correggere la precedente  concezione secondo cui il masochismo era la conseguenza della sola pulsione libidica, mentre ora diviene la conseguenza della sola pulsione autodistruttiva, di morte.
Riguardo al Complesso Edipico, Freud ritenne che esso “tramonta” (nel senso che viene rimosso) allorchè  subentra il “periodo di latenza”, all’interno del quale le pulsioni sarebbero meno irruente. Tale “tramonto” avviene a causa della minaccia di evirazione che costringe il bambino a prendere le distanze dagli stessi desideri edipici.
Da questa esperienza frustrante, permane nel bambino il vissuto della severità paterna verso di lui ,  sentimento che andrà a costituire le basi del suo  Super-Io.
Riguardo a “Inibizione, sintomo e angoscia” del 1925, ancora una volta Freud riprende precedenti concetti per ulteriormente elaborarli ed inserirli in una  comprensione dinamica – potremmo dire “strutturale”  e non più soltanto verbale. In particolare vennero rielaborati due concetti importanti: la “ rimozione”  e l’ “angoscia”.
Riguardo alla rimozione,  un primo aspetto importante  consiste nel fatto che di fronte alla necessità di tenere fuori dalla consapevolezza un impulso pericoloso o eccessivo, tale meccanismo non si verifica una volta per tutte, chiudendo così definitivamente la strada all’impulso medesimo. Invero,   è necessario un continuo e perdurante sforzo che viene messo in atto ogni volta che l’impulso viene in qualche modo ridestato e sollecitato.
Rispetto alla precedente teorizzazione della rimozione, Freud ipotizzò una prima fase da lui definita “rimozione originaria” che non riguarderebbe  la pulsione in sé, bensì  i suoi derivati (“rappresentanti ideativi”) che pure non sono ammessi alla coscienza ma che hanno un diretto legame con la pulsione stessa. A titolo esemplificativo, pensiamo al bambino che sollecita  piacevolmente i propri genitali spinto da un innato stimolo interno. Nel momento in cui verrà sorpreso e sgridato o minacciato di punizioni, il suo piacevole desiderio di “toccarsi” si bloccherà e subentrerà un tentativo di  rimozione.  Se da una parte il contenuto ideativo rimane bloccato, altrettanto non si può dire per il ricordo piacevole sottostante che era alimentato dalla pulsione originaria. In questo modo tale contenuto ideativo, caricato di energia da parte della “pulsione originaria”,  può divenire esso stesso un nucleo pulsionale pressoché autonomo. Tale nucleo è perciò destinato a “fluttuare” nell’inconscio caricato di energia  che – trasformatasi in una tensione – ricercherà in un modo o nell’altro una propria “scarica”.
Non è escluso che – perdurando una condizione di frustrazione e di “insoddisfazione”,  il bisogno di scarica e di soddisfacimento si riverberi sull’Io che, a sua volta, a fronte della pressione sottostante, dovrà  attivare delle difese che trasformino il desiderio sottostante in modo da renderlo accetto alla coscienza e alla realtà: da qui la creazione del sintomo quale  “formazione di compromesso”  tra la originaria spinta pulsionale al soddisfacimento e la mediazione dell’Io  mediante i meccanismi di difesa.
Il secondo concetto strettamente correlato al primo che Freud riprese fu quello di “angoscia”.
La reazione di angoscia sarebbe strettamente collegata al concetto di rimozione.  Immaginiamo che di fronte al rimprovero e alla minacciata punizione verso il  bambino che “si tocca”, l’Io debba  mediare fra la pulsione di desiderio e la sua realizzazione; come si è detto sopra,  mediante i meccanismi di difesa, l’Io permette una scarica della tensione e quindi una forma “sui generis” di soddisfacimento, nella formazione di compromesso che è il  sintomo. Ciò potrebbe  risultare insufficiente in quanto  non risulterebbe giustificato il rifiuto opposto a tale soddisfacimento: ecco che la ulteriore strategia dell’ Io per addurre tale giustificazione, consisterebbe nel trasformare l’idea originaria di “piacere” in “dispiacere”, dando così luogo al sentimento di angoscia.
D’altra parte Freud aveva postulato che l’Io dovesse agevolmente intervenire in quanto posto di fronte alla paura dell’evirazione. Tuttavia, collegata a questa, si attiverebbe  la pesante e minacciosa disapprovazione del Super-Io, minaccia e disapprovazione  che già di per sé giustificherebbero una angoscia morale e sociale.
Tuttavia, a fronte della “spiacevolezza” della condizione stessa di angoscia, è possibile che l’Io compia un ulteriore lavoro di mediazione, ancora una volta mediante l’utilizzo dei meccanismi di difesa.  
Da qui il passo sembra breve per la messa in atto di numerose strategie “reattive” tutte tendenti a negare l’angoscia interna: una di queste può determinarsi nella strutturazione di una reazione fobica,  ritenendo che la causa delle minacce alla propria integrità e sicurezza provenga dal mondo esterno.  Un’altra può essere rappresentata dalla conversione in sintomi fisici o psichici (tipici della condizione isterica) del sottostante vissuto spiacevole e angosciante.  Ancora, l’angoscia potrebbe  essere  aggirata attraverso la messa in atto di una serie di rituali, di osservazione scrupolosa di ordini e dettati morali, tipici della nevrosi ossessiva.
Se, tuttavia, nessuna strategia messa in atto dall’ Io otterrà il risultato sperato, è molto probabile che la conseguenza sia costituita dal penoso sentimento  dell’angoscia.
Ancora nel 1925 Freud scrisse e  pubblicò un saggio sulla Negazione, quale ulteriore meccanismo di difesa di pertinenza dell’Io. Così pure in successione si occupò dell’ Isolamento.
In tale modo Freud pose le basi per il lavoro che successivamente riprenderà Anna Freud, riesaminando i ruoli e la collocazione di tutti i meccanismi di difesa a disposizione dell’Io.
Una nota di colore, ma sarebbe meglio dire “in bianco e nero”, si aggiunse in quell’anno, quando Abraham, pur senza l’assenso esplicito di Freud, accettò che fosse girato e quindi proiettato in America  un film (muto)- “I misteri di un’anima” -  che avrebbe dovuto rappresentare l’efficacia della Psicoanalisi come terapia.
Ancora a quell’epoca, Freud come molti altri, riteneva che il cinema fosse cosa poco seria e che la Psicoanalisi non ne avrebbe affatto giovato; anzi, temeva che ne seguissero facili denigrazioni. Per questo si profilò una rottura con Abraham. Ma dai primi mesi del 1925, Abraham non stava bene e successivamente gli venne diagnosticato un cancro al polmone. E così anche il 1925, portò con sé un altro lutto. Abraham, infatti, morì il giorno di Natale dello stesso anno. Freud ancora una volta ne rimase estremamente provato e scrisse per l’amico e collega un necrologio in cui risaltava l’ integrità e la purezza umana di Abraham.
Nel 1926, nonostante le preoccupazioni per la sua salute, cui si era aggiunta una miocardite, Freud scrisse un altro libro: “Il problema dell’analisi condotta dai non medici”.  La produzione di questa opera, come di tutte le altre,  non fu casuale. Come più volte richiamato, Freud non era in genere  amato da gran parte dei  colleghi medici i quali non avevano mai mostrato grande entusiasmo per il suo modo di curare i pazienti. Mentre la psicoanalisi destò molto più entusiasmo in uomini di cultura estranei all’ambiente medico. Questo fece sì che potessero diventare psicoanalisti, chiamati comunque “profani”,  anche studiosi provenienti dalla psicologia, dall’antropologia o dottrine simili.  A questi psicoanalisti “profani” non veniva permesso, quindi, di prendere in cura pazienti portatori di qualsiasi malattia. A  Vienna  avvennero le prime eccezioni, a partire da Anna Freud, che pur non essendo medico, aveva in trattamento bambini con disturbi.
In altri Paesi in cui vigeva una maggiore rigidità, si erano creati problemi deontologici e legali, come nel caso di Theodor Reik  che non aveva la laurea in medicina.
Freud si spese totalmente a favore dell’idea che anche i non medici potessero praticare la psicoanalisi purché adeguatamente preparati. Non fosse altro per il fatto che la preparazione medica era totalmente diversa dalla peculiare preparazione e specializzazione cui erano soggetti gli aspiranti psicoanalisti.
Questo aspetto creò delle incomprensioni anche fra Jones e Freud.
Questi riteneva che dall’Inghilterra Jones denigrasse il lavoro di Anna Freud in quanto non medico.
Un successivo scambio epistolare tra i due chiarì che si era trattato di un fraintendimento.
Tuttavia, le affermazioni di Freud scatenarono la contrarietà anche della  maggior parte degli psicoanalisti.
Dal punto di vista della produzione teorica ed ideologica, il 1927 fu caratterizzato dalla pubblicazione di “L’avvenire di una illusione”, in cui Freud descriveva la religione come una illusione,  che prende corpo nell’uomo e perdura quanto persiste la sua condizione infantile.
Per l’uomo adulto e razionale essa è soltanto una precaria fantasia che può produrre un qualche conforto.
Come era
 nel suo stile,  ancora una volta Freud scosse non solo molte coscienze,  ma agitò  anche i risentimenti di chi nutriva convinzioni diverse.

1928 – 1931
“Il disagio della civiltà” – Freud consolida la concettualizzazione fra Pulsione libidica e Pulsione di morte.
Se nel 1928 non si annoverano scritti significativi, nel 1929 Freud scrisse “Il disagio nella civiltà”, in cui consolidò  la posizione  sul dualismo intrinseco alla natura umana fra la pulsione libidica e quella di morte. Con questa opera colse l’opportunità di ritornare sul concetto di “Principio di piacere”, secondo il quale ogni individuo tenderebbe al perseguimento della propria felicità e quindi del piacere. Tuttavia, questa continua ricerca del piacere, verrebbe  a scontrarsi inevitabilmente con un ostacolo rappresentato dal “Principio di realtà”.  In tal senso, il Principio di realtà è espresso e rappresentato dalla civiltà in cui l’individuo vive, dovendo sottostare ad una serie di regole, leggi, principi. D’altra parte, la necessità dell’ ‘Io è proprio quella di servirsi del “Principio di realtà” per gestire  da una parte  la libera espressione del piacere,  dall’altra tutti gli istinti rabbiosi,  distruttivi  e  autodistruttivi di cui l’individuo è portatore.   
Dunque, le leggi, i principi, le regole e le censure della società danno prova dell’esistenza di un Super-Io “sociale”, insito nella civiltà stessa.
Il 1930 fu caratterizzato, ancora una volta, da due eventi altrettanto importanti e contrapposti per Freud.
Il primo accadde nell’Agosto  mentre era in vacanza fuori Vienna:  gli venne assegnato il Premio Goethe che lo riempirà di soddisfazione, considerandolo il massimo riconoscimento al suo percorso culturale.
Il secondo accadde il 12 Settembre, allorché morì  la madre Amalia Malka, all’età di 95 anni.
Freud scrisse che se da una parte questo evento non aveva  causato in lui  un forte dolore, dall’altro lo percepì come una sorta di via libera per la propria morte, dal momento che questo non sarebbe potuto accadere finché la madre fosse rimasta in vita, convinto che le avrebbe arrecato un dolore troppo forte.


1932 – 1934
“Introduzione alla Psicoanalisi – Seconda serie” – La morte di Sàndor Ferenczi – I libri di Freud al rogo.
Si dovette arrivare al 1932 perché Freud riprendesse il vigore letterario di un tempo, tenuto conto che le sue più importanti elaborazioni, “Psicologia delle masse” e “L’Io e l’Es”,  risalivano ad un decennio prima.
Durante questo anno Freud completò la seconda serie di Lezioni della “Introduzione alla Psicoanalisi”.
Qui egli riprese il problema della telepatia che pure lo aveva reso avverso a molti colleghi. Ma soprattutto riesaminò il problema della sessualità femminile, ammettendo di avere trascurato in passato questo aspetto, a vantaggio della sessualità maschile su cui egli aveva fondato gran parte delle sue considerazioni. Infine, approfondì ulteriormente i concetti riguardanti il sogno e  rielaborò anche la posizione del Super-Io nel sonno e nel sogno stesso.
La pubblicazione di queste Lezioni,  avvenuta nel 1933, coincise, tuttavia, con un nuovo lutto.
IL 22 Maggio, a causa di una anemia perniciosa  morì Sàndor Ferenczi, all’età di 60 anni.
Durante gli ultimi anni, anche  il rapporto fra Freud e Ferenczi era stato caratterizzato da  incomprensioni, malumori e riappacificazioni, al punto da far dire a Freud di averne avuta una “impressione insoddisfacente” quando Ferenczi,  non era stato ben determinato ad assumere la carica di Presidente della Società Psicoanalitica, che era quindi stata assunta da Jones. Ciò, tuttavia, non impedì a Freud di scrivere un commosso necrologio e di compiangersi con Jones di questa perdita.
Sembra opportuno sottolineare che fu Ferenczi a preparare la strada ai successivi cambiamenti nella relazione col paziente. Da un lato mettendo in rilievo che la rigida neutralità del terapeuta ed il conseguente distacco nei confronti del paziente, potesse impedire l’ instaurarsi di una più incisiva relazione terapeutica. Dall’altro, come diretta conseguenza, l’avere messo in rilievo gli aspetti e l’importanza del controtransfert.
Quantunque la vita non avesse riservato a Freud soltanto soddisfazioni, ma anche molti dolori, è forse questo periodo che gliene  inferirà uno dei  più grandi: il nazismo si accreditò, si espanse e non risparmiò, oltre agli ebrei,  nemmeno la Psicoanalisi.
 A Berlino vennero messi al rogo i libri di Freud e la Società di Psicoanalisi venne posta sotto il controllo del regime. Una ripercussione si ebbe anche in Italia nel 1934, quando il Vaticano ordinò – per mano di Padre Schmid, tenace avversario di Freud, di sospendere la pubblicazione della “Rivista Italiana di Psicoanalisi”.

1934 – 1939
“L’uomo Mosè e la religione monoteistica” – Da Vienna a Londra – La morte di Freud.
Dal 1934 al 1938  Freud fu preso dal desiderio di approfondire taluni aspetti dell’annosa  questione religiosa. In analogia con “Totem e tabù” degli anni 1912-13, scrisse quella che lui stesso definì prudentemente  un romanzo storico: “L’uomo Mosè e la religione monoteistica” .
Con questa opera Freud  entrava “a piè pari” nella questione religiosa, tanto quella ebraica che quella dell’ortodossia cattolica, temendo così di risultare offensivo e di farlo in un periodo in cui soprattutto gli ebrei  erano oggetto di tanta persecuzione.
Tale prudenza e preoccupazione, tuttavia, sembrano più in sintonia col graduale decadimento dell’uomo Freud a causa della stanchezza e dell’indomita  malattia, piuttosto che per  il timore di risultare offensivo; aspetto che in precedenza non lo aveva mai neppure sfiorato.
Nel 1937, invero, l’interesse di Freud ebbe un sussulto insperato. Scrisse e pubblicò  due opere concernenti la tecnica psicoanalitica: “Analisi terminabile e interminabile” e Costruzioni nell’analisi”.
Con questi scritti apparve un Freud più elastico rispetto alla rigidità del precedente dogmatismo. In alcuni passaggi autocritici, sembrava esprimere una sorta di apertura a quello che avrebbe potuto essere un successivo lavoro - per opera di chi sarebbe venuto dopo di lui -  di rielaborazione delle teorie e della tecnica psicoanalitica stessa.
Il 1938 fu l’anno in cui la Germania aveva annesso l’Austria al proprio  potente impero e ciò per Freud significò affrontare l’ultima  dolorosa decisione: abbandonare Vienna, la sua casa, le quattro anziane sorelle (che non avrebbe potuto accudire) che sarebbero successivamente morte ad  Auschwitz in campo di sterminio nazista.
Il 3 giugno di quell’anno Freud partì alla volta di Parigi  e il giorno successivo di Londra, dove arrivò il 5 Giugno, insieme alla moglie Martha, la figlia Anna, la governante ed il medico di fiducia.
Intanto la sua malattia progrediva senza risparmiare dolore, tanto da costringerlo ormai alla morfina.
Si spense la notte del 23 Settembre 1939 lasciando in tutti un grave senso di perdita.
Dr. Carlo Anghinoni